Anja la segreteria di Dostoevskij – Giuseppe Manfridi

BeautyPlus_20200305160259407_saveSe amate Dostoevskij lo amerete ancora di più. Se non lo amate, imparerete a farlo.

E con questa premessa che sa di fascetta editoriale che vi racconto di un libro che mi ha tenuta legata a sé e che racconto con felicità. A febbraio ho letto un signor romanzo pubblicato da La Lepre edizioni, casa editrice che merita attenzione per il catalogo e la qualità delle proposte. Da Russia addict, non potevo farmi scappare un titolo succulento sulla vita del mio prediletto Dostoevskij. Ma non è su di lui che Giuseppe Manfridi, scrittore e attore teatrale pone il focus della sua narrazione ma su Anna, stenografa e poi compagna di vita del pilastro della letteratura.

“Anja la segretaria di Dostoevskij” si rivela all’altezza delle aspettative: riporta la verità e romanza “quel giusto” per risultare una lettura avvincente.

Il grande merito di Giuseppe Manfridi, penna abilissima, è il saper dosare ammirazione e coerenza, trasformando le 600 pagine del romanzo in un quadro fedele per il lettore. Ebbene si, 600 pagine. Ma voi non ve ne accorgerete perché sarete lì con Anja e Fedor a bere tè, a vivere il processo creativo di un genio e la maturazione di una giovinetta. Dicevamo, protagonista di queste pagine non è Dostoevskij ma Anja, splendida fanciulla dall’aspetto fragile  che racchiude in sé la forza femminea e la tenacia. Una piccola stenografa che non solo aiutò l’immenso Dostoevskij nella stesura de “Il giocatore”  ( ora è impossibile pensare alla storia di Aleksey, Polina e Mr Astley senza immaginare i retroscena della stesura) ma che ne placò le ansie e gli eccessi (fu lei a farlo desistere dalla tentazione del gioco d’azzardo e prese in mano la situazione economica della famiglia) fino a divenire punto fermo nella vita dello scrittore.

BeautyPlus_20200305160207525_save L’incontro tra i futuri sposi fu favorito dalla necessità di Dostoevskij di presentare all’odioso editore Stellovskj (che ho odiato fortemente ) un’opera in brevissimo tempo, pena la perdita dei diritti su tutte le sue opere per 9 anni. Ed è qui che entra in scena Anna Grigor’evna Snitkina, stenografa 18 enne che prende a cuore le parole dello scrittore, le lima, le sistema e fa lo stesso col suo cuore. Tra i due, nonostante i molti anni di differenza nacque l’amore, un amore che fece scalpore ma forte e maturo che li terrà insieme fino alla morte dello scrittore. Giuseppe Manfridi ci regala un sogno: farci sostare per un po’ nel 1866, vivere le abitazioni e l’aria di quel tempo e attendere di sorseggiare un tè in attesa che il samovar raggiunga la giusta temperatura. Ma la bravura di Manfridi non sta solo nel ricostruire un periodo storico  ma cogliere e restituire perfettamente al lettore lo spirito russo e a condensare e a rendere palpabile ciò che avviene nei cuori quando nasce un amore.
Un libro splendido, una fetta di storia restituita.

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