La ricamatrice di Winchester – Tracy Chevalier

BeautyPlus_20191227162041226_saveImpossibile non affezionarsi a Violet, la protagonista del nuovo libro di Tracy Chevalier “La ricamatrice di Winchester” pubblicato da Neri Pozza .
Violet rappresenta tutte le donne, la caparbietà, la  ribellione e il coraggio di mettersi in gioco. Ambientato nell’Inghilterra del 1932, il romanzo ci racconta delle “donne in eccedenza”, donne in esubero a causa dei morti in guerra. La nostra Violet ha 38 anni, un fidanzato deceduto in campo, una mamma che borbotta e il terrore di diventar peso per i suoi parenti. Affascinata dai preziosi lavori delle ricamatrici di cuscini che adornano la cattedrale di Winchester decide di unirsi al gruppo di queste artigiane speciali , ritrovandosi a tessere con le proprie mani il filo del suo destino. Tra matasse, aghi e punto croce, imparerà a dire no, a prendersi quel che vuole, a diventare una buona amica e capirà il senso del nostro pascolare sulla terra: lasciare un segno.
Tracy Chevalier ancora una volta ci porta a spasso nella storia: la condizione delle donne, l’importanza delle arti come collante sociale e i primi venti del nazismo in Europa, fanno de “La ricamatrice di Winchester” un quadro fedele, vivido e piacevole. Stra consigliato!
Lodi, lodi, lodi alla casa editrice e al meraviglioso ufficio stampa che nella giornata di ieri ha organizzato un evento con l’autrice all’insegna della bellezzaIMG_20200112_153149

Eugenia – Lionel Duroy – Fazi Editore

BeautyPlus_20200122115813860_save“È indimenticabile il momento in cui le nostre palpebre si aprono, quando capiamo che siamo stati abusati”

Ci sono libri che fanno molto più che raccontare una storia: interrogano il lettore, scuotono e fanno crollare certezze.
“Eugenia “di Lionel Duroy, scrittore e giornalista francese, è quel tipo di libro.
Ambientato nella Romania degli anni 30/45 , il libro di Duroy ci racconta del progrom, la persecuzione razziale ad opera dei civili e dei 15000 ebrei uccisi in pochi giorni. Una situazione di delirante violenza che preoccupò anche Hitler che temeva di dare “un po’ troppo nell’occhio”. Duroy ci racconta la storia e lo fa affidandosi al diario ritrovato di Mihail Sebastian (scrittore ebreo che visse in prima persona gli avvenimenti e che morì nel 1945 schiacciato da un camion russo) e a una protagonista femminile di sua invenzione: Eugenia, brillante studentessa che apre gli occhi sull’antisemitismo dilagante nel suo paese, voce fuori dal cuore in un un popolo che sembra aver perso il senno. Eugenia donna libera e forte rappresenta la nostra coscienza, è colei che cerca di capire cosa spinge un uomo a rinnegare amici e conoscenti per paura di ritorsioni,  colei che sfida i familiari (il fratello Stefan si è unito alla “Guardia di ferro” il partito nazionalsocialista rumeno  ) per arrivare alle autorità e raccontare l’abominio che si sta commettendo.
La questione morale tra le pagine è altissima e cerca di risvegliare la coscienza indagando su come piccoli segnali di violenza possano prendere una piega di irrazionale malvagità.
Nel libro si vede il male tessere la sua tela:si insinua nella quotidianità di amici cresciuti insieme, nelle attività commerciali, nelle persone che è giusto salutare o meno.
Cosa piacevole e molto interessante, nella narrazione sono presenti stralci di Kaputt di Malaparte :una testimonianza del regime fascista in Italia che regala un chiaro quadro del regime del terrore. Un libro attuale e struggente che racconta un tassello della Shoa meno noto ma altrettanto doloroso.

Eugenia, pubblicato da Fazi Editore in libreria dal 23 gennaio.

“Le confessioni di Frannie Langton” Sara Collins

BeautyPlus_20200203160124102_saveBello e dannato. Se penso a come descrivere “Le confessioni di Frannie Langton” questi sono gli aggettivi che mi vengono in mente.
Bello perché la storia è avvincente, intrigante, scritta bene.
Dannato perché la storia di Frannie inquieta, agita, opprime.
Nel libro si fa un forte uso di laudano, nelle ultime pagine ero io quella assuefatta, intontita, disturbata.
Il libro si apre nell’aula di un tribunale dove sta svolgendosi il processo per l’omicidio di una coppia dell’elìte inglese. Sul banco di accusa come unica iniziata c’è Frannie Langton, sensuale mulatta conosciuta come Fran Ebano. Frannie ci racconta la sua verità, una verità che fa fatica a venire a galla tenuta giù dal troppo oppio e dai ricordi dolorosi. Ci porta indietro alla sua infanzia, agli anni vissuti in Giamaica in una tenuta chiamata Paradise, ma Dio lì non ci ha mai messo piede. Seguiamo Frannie in Inghilterra in quello che sembra il suo colpo di fortuna ma che risulta poi essere l’ultimo anello della catena alla quale è destinata. Si parla di schiavismo, di esperimenti, di dignità violata. È un libro cupo e doloroso che cerca luce nell’amore e nei momenti voluttuosi. Sara Collins da un lato ti prende sberle, dall’altro ti regala zuccherini per sopportare tutta quella cupezza. Non saprei raccontarlo diversamente e non posso dire di più quindi leggetelo. Vi turberà? Oh, questo è certo, ma non leggiamo forse per ritrovarci a vivere vite che non ci appartengono?

Storia di un fiore – Claudia Casanova

BeautyPlus_20191101095540682_save“Ho una passione che mi appaga come mai avrei sognato, energia sufficiente per lottare contro qualsiasi ostacolo mi impedisca di coltivarla”

La “Storia di un fiore” di Claudia Casanova ci viene presentata come storia d’amore per la botanica e per un uomo, in realtà la storia di Alba è un inno alla libertà, all’emancipazione e all’educazione femminile nell’Europa del 1800.
Alba e sua sorella amano la natura e anziché perder tempo dietro ai futili interessi delle ragazze della loro età e del loro rango, preferiscono dedicarsi all’osservazione della natura. Alba, la sorella maggiore, aiutata anche dalla visione moderna della madre, decide di studiare e dedicare le sue giornate alla botanica e alla catalogazione di specie rare. L’incontro con un uomo con la stessa passione sarà decisivo nel farle comprendere la strada da intraprendere nonostante le avversità.
La storia è molto delicata, ben scritta e avrei preferito più pagine dedicate alla storia tra Alba e Heinrich e uno sguardo più vasto sullo scenario storico. Alba si trova a dover far valere i suoi studi e i suoi modi sicuri in un mondo di uomini, a scegliere un matrimonio che le permetta di continuare le sue ricerche e tutto questo avrei voluto conoscerlo meglio. La scrittura di Claudia Casanova è molto bella ed evocativa, capace di trasportare il lettore tra campi rigogliosi e declini impervi e proprio questa sua capacità avrei voluto apprezzarla nel raccontare i sentimenti di una donna che si trova a un bivio, cosa che è affrontata frettolosamente. Un libro per evadere e dare un fugace sguardo al passato, sicuramente un buon punto di partenza per approfondire la condizione delle donne europee nel diciannovesimo secolo.

BeautyPlus_20191101095644370_save

Feltrinelli editore

L’ora del destino Victoria Shorr

BeautyPlus_20190917114010615_save.jpgMi sono sempre presa la libertà di riferirmi alla Austen chiamandola zia, da ammiratrice e estimatrice delle sue opere mi sembrava fosse il modo più giusto di rimarcare quel legame. Dopo il libro di Victoria Shorr, quella necessità è cambiata, per me è diventata semplicemente Jane. Questo perché siamo quasi coetanee (lei è andata via a 42 anni) e perché la vita a una certa età ti chiede da che parte stare: accettare il cammino a te destinato o inseguire obiettivi e desideri. Jane non si è arresa, aveva 27 anni (l’età in cui Charlotte accetta di sposare il signor Collins e quando Anne riceve la lettera del Capitano Wentworth, l’età della disperazione insomma) quando rifiuta una proposta di matrimonio che le avrebbe migliorato la vita, ma la rifiuta preferendo l’umiliazione di sedersi alla tavola del fratello nella parte più umile e indossando una cuffia perché non poteva permettersi una pettinatrice. In nome di cosa? Della libertà, della coerenza, dell’amore per la scrittura. Ha inseguito il suo sogno e ha riscattato nei suoi romanzi ragazze destinate a una vita di solitudine a causa delle finanze paterne (quello che non è accaduto a lei), ha abbattuto la distanza tra i ranghi in nome di un amore sconsiderato, ha salvato in corner dalla solitudine ragazze troppo avanti con l’età per  meritarsi la felicità. Jane Austen ha regalato giustizia, quando nel mondo reale giustizia non c’era, dove una donna che voleva campare di scrittura doveva rinunciare a lavarsi gli abiti per comprare carta e inchiostro e non essere sposata significava essere la palla al piede di tutta la famiglia. Jane così come Mary Shelley e Giovanna D’Arco, in questo libro, hanno scelto. Hanno scelto di esser fedeli al loro cuore, di non piegarsi e di dire no. Testardaggine? Sicuramente, ma soprattutto immenso coraggio,  in un modo o in un altro queste donne non hanno avuto paura della solitudine, dell’opinione pubblica, della morte.  Il libro in lingua originale si chiama Midnight, un titolo molto più evocativo di quello italiano, per sottolineare l’ora della rinascita, il momento che ha segnato il destino di queste donne. Le nozioni presenti nel libro sono note ai più, ma la Shorr ha il merito di concatenare il tutto regalando ottimi spunti di osservazione e d’ispirazione, unico appunto la parte dedicata a Mary Shelley un po’ ripetitiva, ma è un libro che mi sento di consigliare pienamente per il messaggio positivo che lascia.

BeautyPlus_20190917114010615_save.jpg

Macchine come me- Ian McEwan

BeautyPlus_20190910162443098_save.jpg

Siamo in un 1982 alternativo, i Beatles lanciano un nuovo disco, le Falkland sconfiggono l’Inghilterra e la tecnologia è molto avanzata. Charlie un giovane appassionato di robotica e gioco in borsa investe la sua corposa eredità nell’acquisto di Adam, un automa bello, perfetto e prestante. La speranza di Charlie è che Adam diventi punto di unione tra lui e Miranda, la bella inquilina del piano di sopra, oltre che saziare la sua curiosità per la tecnologia.

“Davanti a noi sedeva l’ultimo balocco, il sogno di epoca il trionfo dell’umanità, o l’angelo che ne annunciava la morte.”

Miranda e Charlie programmano Adam secondo i loro gusti, fondendo le loro passioni e le loro attitudini, ne viene fuori una macchina capace di giocare in borsa, tenere viva una conversazione e porsi delle domande.

” Mi ero aspettato un amico. Ero pronto a trattare Adam come un ospite in casa mia. Amici, parenti, conoscenti, erano comparsi tutti nella mia vita già preimpostati, con le loro storie immodificabili a livello genetico e ambientale. Volevo la stessa cosa dal mio costoso nuovo amico”

Ben presto la convivenza si manifesta difficile ( gelosia annessa) Adam si pone dei quesiti sull’etica e sulla giustizia e il lettore viene spesso chiamato a chiedersi :cos’è che ci rende diversi da una macchina? cosa ci eleva? Il giudizio? Il buon senso? Il discernimento?
McEwan ci regala un romanzo che pone molti quesiti e lo fa col suo stile surreale, a volte macabro ma sempre così sfacciatamente coerente.
Il pregio di Macchine come me è che ti introduce subito nella storia e la storia di Adam è solo il pretesto per parlare dell’umanità, della sostituzione della macchina all’uomo, dei sentimenti non replicabili.

Scienza e Coscienza si avvicendano in una gara di sorpassi, elettronica e antropologia si alleano in un matrimonio non sempre felice. C’è tanta tecnologia, gli algoritmi di Touring (che stranamente ho trovato affascinanti e che ancor più stranamente credo di aver compreso), un racconto retrofuturista in cui “l’intuito artificiale” è pronto a far danni e ad essere più ligio al dovere e al senso di giustizia del necessario.
Gli uomini non sempre distinguono le menzogne ma i robot si è McEwan si chiede “come sarebbero le relazioni umane se tutti sapessimo, tutto il tempo, cosa pensa la persona che abbiamo davanti?”.

Macchine come me è pubblicato da Einaudi editore

La ragazza del Kyushu – Matsumoto Seicho

IMG_20190720_003338.jpgBentornato Matsumoto!

Gioia nel regno del noir, finalmente un thriller davvero sofisticato! Qui è d’obbligo la trama: Kiriko è una giovanissima ragazza di Kyushu , che nonostante l’esigua disponibilità economica decide di investire i pochi averi in un viaggio verso Tokyo dove vive ed esercita un noto avvocato. L’intento della giovane è quello di assoldare il giurista Otsuka nella difesa del fratello accusato di omicidio e che rischia la pena di morte. Questo viaggio “della speranza” andrà a buon fine? Ma certo che no! L’avvocato ha altro a che penzà :l’amante, i casi in città e poi i soldi, soldi che la giovane Kiriko non possiede per garantire la parcella. Così, sconfitta ma non rassegnata ritorna a casa ma la sua strada sarà presto intrecciata a quella di Otsuka e del suo mondo. Ora esco dalla modalità  “quarta di copertina” e vi racconto perché mi è piaciuto :

-La trama è geniale, diabolica, perfetta. Matsumoto mostra come il rifiuto e l’ingiustizia possano muovere persone miti a scovare il loro lato oscuro, freddo e calcolatore. Cosa mi ha fatto pensare La ragazza del Kyushu? Che l’indifferenza e la poca attenzione per gli altri possano generare dolore e sofferenze e che a volte l’empatia può avere effetti a lungo termine sulle vite che sfiorano la nostra.

–  la storia non stona in nessun punto e le vicende sono talmente geniali che man mano che si delinea la figura del deus ex machina ci si rende conto che le vendette sono più nocive dei raptus.

– l’oriente descritto è vivido senza cadere nei luoghi comuni ( nessun rumore di zoccoletti in lontananza e folklore sbandierato a ogni pagina), Tokyo è una città viva di notte e giorno, con la sua quotidianità e i luoghi di ritrovo… e Matsumoto te li fa vedere.

-i personaggi sono pochi ma buoni. Si incontrano, si perdono di vista e si ritrovano tutti sullo stesso palcoscenico (immaginate le sagome in cartonato di Lucarelli in Blu notte). La loro interiorità è punto focale della narrazione, il loro cambiamento accompagna la storia è ne è la vera essenza.

È un libro che viaggia veloce pur non avendo picchi adrenalinici, non ci sono fughe rocambolesche o lotte all’ultimo sangue, ma come la migliore tradizione del noir ci insegna,

l’instabilità psicologica è quella che riesce a rendere godibili 200 pagine senza mai sbadigliare.

La ragazza del Kyushu è edito da Adelphi edizioni, questo il link all’acquisto : https://www.ibs.it/ragazza-del-kyushu-libro-seicho-matsumoto/e/9788845933967